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I Videotapes
Requiem per una finestra (land action 1993) Il tema è il difficile rapporto tra autore e opera già affrontato nella performance Requiem (1993) in cui l’autore, in un raptus, incendiava la sua finestra e disperdeva al vento le ceneri. L’opera è una grande finestra (m 33x48) "disegnata" su un prato delle colline livornesi mediante lunghe strisce di carta accuratamente disposte e, successivamente, colorate dall’autore con strumenti impropri. Le dimensioni considerevoli dell’opera e il suo inserimento in un contesto naturale avvicinano il lavoro alla land art (donde il sottotitolo "land action"). Uno dei due contenitori usati per raccogliere le ceneri, è stato aperto in pubblico, dopo la proiezione del video, e piccoli oggetti, resti bruciacchiati, frammenti di materiali utilizzati nell’azione sono stati distribuiti dall’autore, come cadeau, ai presenti.
Funere Mersit (racconto a più voci 1999) Si ispira a una lirica di E. Mischi (Ginestre d’Elba, 1979): Vorrei esser sepolto/sotto questo/giallo delle ginestre/sotto a tutto/questo turchino/magari accosto/a quel muro caldo/ed all’obliqua luce/d’un trapezio/di sole. Il titolo deriva da un emistichio virgiliano (Aen. VI-429: Funere mersit acerbo), che è anche il titolo di una poesia di Carducci. Nel video manca il termine acerbo, poiché non tratta di morti premature, anzi, neppure di morti, ma solo delle conclusioni dei tragitti artistici di protagonisti. Sono interessanti la struttura ciclica del racconto, che inizia e termina in una stazione ferroviaria, l’elemento di collegamento squisitamente visivo (il giallo delle ginestre in fiore) e la mancanza di qualunque connotazione cimiteriale. L’azione di Sullo riprende il tema della insoddisfazione dell’autore per la sua opera, che lo può portare a gettarla via, ricavandone però una sostanziale perdita di identità (La Scomparsa). Il finale del video è propositivo: i protagonisti, dopo le loro "morti", riprendono il cammino artistico.
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Requiem
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Requiem per una finestra |
Requiem per una finestra |
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