Contributi
Antonella Capitanio
Da "Subro" a Sullo, ma sempre intransigente
Qualcuno forse lo ricorda come "Subro". In questa fase di ritorno alla normalità quotidiana è tornato al suo vero nome. L'epoca del rigore spartano, del rifiuto dell'"agio" della decorazione, è finito nell'arte così come nella vita. Gli angoli retti, come le linee, il non-colore, il geometrismo duro e deciso hanno ceduto il passo alla morbidezza gradevole.
Sullo, che ammetteva con coerenza il suo debito verso Mondrian, si è liberato con fatica e travaglio - come dimostrano i fogli del '79-'80 esposti nella prima sala - delle leggi di verità legate al codice classico: o, per essere più esatti, più che negarle le ha messe in discussione. Così il quadrato e il cubo perfetto includono un'anima trepidante e incerta, intuitivamente non commensurabile. Così gli angoli vengono tagliati, smussati da curve; la consequenzialità logica interrotta dall'inclusione casuale. Ma soprattutto, al fondo bianco, asettico, si sostituisce il supporto nero, intenso ed elegante.
È questo lo scarto, visivo e concettuale, che separa il recente lavoro dell'artista da quello degli anni Settanta, legato alle esperienze del Gruppo "Artericerca".
Attenzione, però, perché l'anima del rivoluzionario intransigente è rimasta, e la sua esigenza è pur sempre quella di far quadrare il cerchio.
1983



Giancarlo Bertoncini
Uno sguardo alla finestra
Nella sua presente estrinsecazione il progetto [di Sullo] trova il denominatore comune, e lo raffigura nel soggetto della finestra: un soggetto denso di stratificazioni culturali ed estetiche, e per ciò stesso aperto a una pluralità di valenze simboliche e linguistiche. La finestra si può dare infatti nella sua specificità di elemento della civiltà e della storia dell'uomo, ma si offre altresì nella sua condensazione simbolica di confine e di soglia fra privato e pubblico, interno ed esterno, conscio ed inconscio; ed ancora essa si propone come segno linguistico che permette una pluralità di contestualizzazioni, secondo modalità espressive diversificate. Così la finestra può essere base di interventi performativi, può affermarsi nella sua quasi assoluta tautologia, è disponibile a ricevere interventi cromatici; può essere strutturata e combinata con altri materiali; può infine essere riprodotta o allusa: consentendo in definitiva una vasta libertà, una libertà che è attraversamento di linguaggi diversi (e dunque liberazione da vincoli linguistici normativi) e insieme un fare consapevole, che diviene metalinguistico nella misura in cui si rivela assunzione di questi linguaggi nella coscienza della loro specificità storica ed estetica. Ne deriva una pluralità di manufatti estetici nell'equilibrio delicato e nel gioco suggestivo di molteplici segni e significati. È un'affermazione di autonomia estetica, questa di Sullo, che però si radica sul vincolo unitario del soggetto-finestra, potenziando così gli effetti espressivi dello straniamento e della consapevolezza metalinguistica. È un atto di sottrazione alla concezione del fatto artistico come sistema chiuso, nel quale la potenzialità liberatoria dell'arte rischia di integrarsi a norme di facile leggibilità e controllo, per esaltare invece quella condizione di libertà che appartiene più intimamente alla natura dell'arte stessa.
1989



Elisabetta Rota
La Soglia di Bruno Sullo
La soglia è uno dei temi simbolici più radicati dell'umanità: passaggio a uno stato superiore/inferiore, limite superabile ma difeso, anelito e terrore. Varcare una soglia sconosciuta è uscire dalla caverna/spirale/madre, è il primo passo della nostra vita. È soprattutto l'ultimo. Tra le due una serie pressoché infinita di soglie costella il nostro percorso, alcune sono porte, invito palese al passaggio, molte sono finestre, aperte allo sguardo, ostacolo per il corpo, ma spesso non invalicabili, come tutti, almeno una volta, almeno nell'infanzia, abbiamo esperito.
Bruno Sullo sceglie come oggetto principale della sua creazione artistica proprio la finestra, questa soglia difficilmente varcabile tra l'interno e l'esterno, il privato e il sociale, il conscio e l'inconscio, Al limite tra il mondo visibile e quello invisibile1 […]. La sceglie non, come tanti altri artisti, come pretesto per una serie pressoché infinita di varianti analoghe, bensì come trait-d'union per una ricerca estremamente varia che spazia con libertà espressiva tra le correnti e le tecniche. Tra la sua produzione troviamo così tele propriamente dette dove il soggetto/ finestra disegna geometrie luminose di vaghe ascendenze costruttive e De Stijl, e troviamo oggetti/finestra dove trionfa il ready-made con vecchie cornici, fastigi di mobili, cose frutto di casuali incontri sul bagnasciuga, nelle discariche, nei cassonetti dei rifiuti. […]
Soprattutto la performance permette all'artista di ritualizzare il suo sofferto rapporto con l'arte, dove il tema principe delle sue opere viene insieme sacralizzato e distrutto, sacrificato al termine di una rappresentazione scenica di forte sapore arcaico, spesso bruciato, smembrato e distribuito ai presenti in un'agape simbolica: è evidente una radicata struttura drammatica che rimanda alle origini elleniche del teatro: lontano dallo spontaneismo della body-art l'autore è regista e attore di un'azione in cui i personaggi si muovono secondo uno schema definito che culmina nel rito catartico finale.
Come dice il mito gnostico2, sessanta sono gli Arcon-ti da combattere, guardiani delle soglie, sessanta le soglie da varcare, tutte sono all'interno dell'Uomo che intraprende il viaggio.

(1) Citazione da Delivrance, secondo brano tratto dall'L.P. di Alan Stivell, A Dulenn, ed. Keltia III, 1976.
(2) In realtà il numero degli Arconti varia moltissimo a seconda delle varie scuole gnostiche. Per un primo approccio all'argomento consiglio: Hans Jonas, Lo Gnosticismo, ed. S.E.I., Torino, 1973. Giovanni Filoramo, L'attesa della fine, storia della Gnosi, ed. Laterza, Bari, 1983. Henri-Charles Puech (a cura di), Gnosticismo e Manicheismo, ed. Laterza, Bari, 1988.

1996



Gabriella De Gregorio
Le finestre dell'anima di Bruno Sullo
Le Finestre della Luce sono le finestre da cui si affaccia l'anima, secondo Bruno Sullo, e quindi non offrono paesaggi o scorci urbani, ma piuttosto le inquietanti vedute di una interiorità complessa e inattesa, una ressa di pensieri congestionati in spazi senza tempo nella mente o nell'animo di un uomo tecnologico, che sembra vivere paure ancestrali.
2006



Paolo Bottari
Una lettera a Bruno Sullo
Caro Bruno, sono andato a Villa Sansoni ed ho visitato, oltre al resto, la tua piccola mostra personale. Mi sono venute spontanee alcune considerazioni, che ti porgo:
  • Pur non rinunciando, giustamente, ad integrare nel tuo lavoro quei brani di Storia dell'arte che hai coscientemente scelto ed ai quali sei sempre rimasto fedele, hai veramente raggiunto un ottimo livello di originalità che ti distanzia – e di molto – da tutti gli artisti visivi che operano nel nostro territorio. L'originalità nasce, tra le altre cose, dalla (apparentemente) paradossale compresenza, nelle opere, del concetto di schema (che per sua natura rinvia alla ragione sistematizzante) e degli esiti di una libertà-di-fare che risponde evidentemente ad una scelta deliberata e mai tradita e che si rivela nei materiali scelti, nell'impianto compositivo, nelle modalità (a mezza via, appunto, tra la ragione e la passione) impiegate per ottenere il tessuto cromatico dei piani in trasparenza.
  • Il tuo mondo concettuale, quello che spesso indichi e tratteggi verbalmente per motivare la scelta di operare sulla Finestra, è pienamente rivelato dalle opere, che rappresentano altrettanti felici e – nella loro definitiva stabilità – irreversibili esempi di integrazione degli opposti. Ciò, lo sappiamo bene, non è raggiungibile nella nostra vita reale di uomini ma…l'arte parla di utopia e, direi, nel tuo lavoro il risultato è evidente: l'utopia è realizzata in vitro.
  • Le soluzioni tecniche e compositive sono sempre coraggiose e mai eversive, per ogni opera diverse e fantasiose eppure tanto controllate da non tradire mai l'idea che permea e orienta il compendio. Ciò contribuisce non poco a rendere il lavoro, nel suo insieme, immagine riflessa di una personalità che coscientemente assegna alla libertà creativa un peso ed un ruolo fondamentali eppure ben determinati nell'ambito di un più generale sistema di pensiero individuale.

2009



Elena Capone
Bruno Sullo: Vieni, c'è una strada nel bosco…
Accoglienti dall'alto, vivaci, ma anche sottilmente ironiche, le finestre dai colori fantastici, appese in installazione ritmica agli alti rami degli alberi, nel giardino di Villa Guerrazzi, in due file speculari e parallele, sono i "frutti anomali" di Bruno Sullo, dell'intervento Vieni, c'è una strada nel bosco… nella scenografia festosa e disorientante insieme che, tra artificio e natura, sperimenta e provoca il passaggio ed il superamento del confine che separa gli opposti nella logica dominante binaria dell'aut-aut.
Oggetti familiari, ma in contesti atipici, apparentemente improbabili, attraverso cui i "non-luoghi" divengono "luoghi" reali, ed il pensiero si dà la possibilità di un passaggio verso il territorio sfumato della percezione e dell'attribuzione di senso, dove aspetti apparentemente lontani convivono e acquisiscono nuova forza e nuovi significati, dalla loro stessa coesistenza e ricontestualizzazione.
Sulla guida dell'oggetto finestra, e delle valenze consapevoli e inconsapevoli che simboleggia, le categorie di "dentro e fuori, privato e pubblico, ecc.", semplificazioni limitanti della realtà, complessa e sfumata, radici di scontri frontali, di incomprensioni e spesso di odio, vengono messe in discussione, attraverso provocazioni estetiche concettuali, lungo le linee delle nuove tendenze e forme dell'arte contemporanea.
2010



M. Francesca Pepi
Le Finestre in Cantina di Bruno Sullo
Artista ed interprete teorico di fenomeni visivi e performativi, Sullo ha scelto da anni di lavorare in senso intensivo a partire da una "figura" e da un luogo per eccellenza (topos). La finestra nel suo percorso artistico è divenuta una costante, uno zenith, su cui dirigere la rotta, orientata sempre intorno a problematiche nevralgiche per l'essere umano, dal punto di vista esistenziale ed esperienziale. La finestra rappresenta infatti la soglia, il confine tra dentro e fuori, tra due mondi che si trovano ad affrontarsi senza confluire mai completamente l'uno nell'altro; un affaccio nell'alterità stimolato dall'interesse per ciò che è altro da sé, ma anche ricongiungimento con il proprio essere profondamente originale. Illuminandosi nell'oscurità di una cantina dismessa, le finestre pulsano di una vita misteriosa, che sembra presagire ad un varco verso un tempo ed un luogo di cui riappropriarsi attraverso la poesia e l'immaginazione.
2011